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LAMPI DI FUOCO.jpg
RISVEGLIO

L’uomo è disteso su quel letto del reparto di terapia intensiva attaccato alle macchine che lo tengono in vita i suoi occhi sono spalancati ma immobili, il battito del cuore lento e quasi impercettibile, il respiro faticoso aiutato dal polmone artificiale, nessun altro segno di vita, è in profondo coma, niente fa pensare che la sua mente sia sveglia ma i suoi pensieri si accavallano l’uno sull’altro come in un caleidoscopio in cui i frammenti si dispongono in mille modi diversi. Domande a cui non riesce a dare risposte si affollano nella sua mente e comincia ad avere qualche barlume di consapevolezza.

Dove sono, perché non riesco a muovermi, non vedo altro che immagini sfuocate, come attraverso un vetro deformato, sento rumori di macchine e voci ma non riesco a distinguere cosa dicono, chi sono; questo è forse un sogno ma allora perché non riesco a svegliarmi, cosa mi sta succedendo, come mai tutto questo dolore che mi perseguita.

Qualcuno pare chiamarmi vedo delle ombre chinarsi su di me, mani che mi toccano poi delle voci, vicine, una donna e un uomo, pare che parlino di me, comprendo a stento le loro parole, la donna sta chiedendo:

«Dottore ci sono speranze?».

«Signora suo marito è in coma ormai da un mese stiamo facendo il possibile, le ferite da ustione sono quasi guarite, le fratture delle costole si sono risaldate, ma quello che preoccupa è il trauma cranico, ma non reagisce a nessuno stimolo, le funzioni vitali sono al limite, se non fosse per le macchine a cui è attaccato sarebbe già morto, abbiamo tentato ma ormai non abbiamo più speranze di salvarlo, andremo avanti ancora una settimana ma se non ci sono miglioramenti e nessun segno di ripresa dovremo staccarlo dai macchinari».

Allora sono in un letto di ospedale, non è un sogno è una cruda realtà, ma come mai sono qui non ricordo niente; da quel che ho sentito la donna che parlava è mia moglie potessi parlarle e potesse dirmi cosa è successo, voglio vivere non voglio che mi abbandonino ma cosa posso fare, riuscissi almeno a muovere gli occhi capirebbero che posso ancora reagire se mi aiutano.

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Il racconto completo sul libro RACCONTANDO

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